Un decreto che prova ad "affrontare la crisi dell'editoria individuando tre linee di intervento: una che va a dare una mano alle aziende editoriali in difficoltà sulla ristrutturazione aziendale, un secondo pilastro che va ad intervenire sull'innovazione tecnologica" a partire "dall'informazione digitale" e un terzo che va "a sfidare gli editori istituendo degli incentivi per le nuove assunzioni". Con queste parole il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all'Editoria, Luca Lotti, ha descritto l'intervento tanto atteso per ridare ossigeno a uno dei settori chiave del Paese. Si attendono, dunque, a breve le risorse del Fondo per l'Editoria messo in campo dal Governo. 

Nel complesso si tratta di 44 milioni per il 2014, di cui la metà è destinato alle ristrutturazioni e ai prepensionamenti in base alla legge 416 (ci sarà il vincolo di un’assunzione a tempo indeterminato ogni 3 prepensionamenti) e, in piccola parte, agli ammortizzatori sociali cofinanziati dagli editori. Coloro che accedono al prepensionamento non potranno più lavorare, neanche come autonomi, per l’azienda che ha usufruito del fondo.

Circa 11 milioni, invece, sono per la nuova occupazione attraverso gli sgravi previdenziali: zero contributi per tre anni per le assunzioni a tempo indeterminato; al 50% per i contratti a termine (ma sono previsti incentivi anche quando queste ultime si trasformeranno in tempo indeterminato, sussiste però l’obbligo di trasformare il 20% dei contratti a tempo determinato in tempo indeterminato con sgravi retroattivi).

L'impegno, inoltre, è quello di garantire ai giornalisti un compenso minimo, soprattutto per i freelance e i precari per contrastare i pagamenti di articoli dei service editoriali che retribuiscono 3-4 euro il lavoro di un giornalista. Il compenso minimo garantito dovrà essere di 20,8 euro per un articolo di 1600 battute. Per le aziende che non rispetteranno le direttive riguardanti l’equo compenso per i giornalisti, ci sarà la preclusione di poter accedere al fondo.

Queste in breve le novità introdotte dal decreto che vorrebbero rilanciare l’attività editoriale in un momento in cui è attraversato da una profonda crisi, guardando sia all’interesse del settore editoriale da rilanciare ma allo stesso tempo anche agli interessi dei lavoratori, chiedendo alle aziende un impegno serio sulle nuove assunzioni.

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