Ancora bufere in Rcs. La Redazione contenuti digitali (Rcd) del Corriere della Sera è infatti a rischio chiusura. Rcs ha annunciato la cassa integrazione a zero ore per i 15 redattori della testata che finora ha fornito contenuti audiovisivi per il sito del Corriere della Sera e altri portali del gruppo, come la Gazzetta dello Sport e Oggi.

Ecco la nota diramata alla stampa dal Cdr di Rcd: Il digitale è il futuro, ma Rcs vuole annullare la Redazione Contenuti Digitali, prospettando la cassa integrazione per tutti i 15 giornalisti della testata. Fino al 31 dicembre scorso per l'unica realtà multimediale del gruppo che fornisce contenuti video per i siti Rcs, perfettamente allineata al piano di sviluppo annunciato nel 2012 dall'ad Scott Jovane erano previsti investimenti e allargamento della pianta organica. Oggi la chiusura: più che una scelta inspiegabile, un suicidio editoriale. I 50/70 milioni di risparmi che Rcs prevede per il 2014 non riguardano il personale. 

Il 7 aprile – continua la nota - l'ufficio del personale ha consegnato al Cdr di Rcd la comunicazione della cessazione di attività, prospettando la cassa integrazione a zero ore per tutti i 15 giornalisti della testata.

Lo stesso giorno Rcs ha inviato alle principali agenzie di stampa italiane un bando per un servizio di fornitura video identico a quello oggi garantito da Rcd. Il capitolato elenca punto per punto, in fotocopia, il lavoro svolto quotidianamente da anni dai giornalisti della Redazione Contenuti Digitali per i quali l'azienda contemporaneamente vorrebbe attivare gli ammortizzatori sociali. Questo dimostra che la motivazione adotta non è di carattere editoriale, ma puramente ragionieristico: Rcs vuole risparmiare ulteriormente sul personale, con l' aggravante del profilo di illiceità rispetto alla volontà di attivazione di fondi dell'Inpgi per l'unico comparto del gruppo, il digitale, che presenta margini positivi e che lo stesso ad Scott Jovane ha dichiarato essere in efficienza e con ulteriori incrementi nei ricavi per il 2014 da 50 a 60 milioni. Rcd avrebbe un bilancio in perdita, che in realtà il gruppo tiene volutamente in rosso, stabilendo un corrispettivo per i servizi forniti (oltre 16mila nel 2013 tutti tagliati sulle esigenze delle singole testate) al di sotto dei valori di mercato che, comunque, sarebbero ampiamente ripagati con il ritorno economico garantito dalla pubblicità agganciata ai prodotti video di Rcd.

I giornalisti di Rcd, in stato di agitazione, hanno consegnato un pacchetto di 5 giorni sciopero nelle mani del Cdr al quale danno mandato di trattare con l'azienda per verificare ogni strada percorribile per una soluzione non traumatica della vicenda.

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