"Se volgiamo lo sguardo sul passato prossimo e sul passato remoto del mondo della comunicazione vediamo che tre sono state le rivoluzioni più importanti che si sono susseguite nel tempo, e cioè: la rivoluzione chirografica (in seguito all’invenzione della scrittura avvenuta nel quarto millennio a.C.), la rivoluzione gutenberghiana (in seguito all’invenzione della stampa che ebbe luogo intorno alla metà del quindicesimo secolo) e la rivoluzione elettrica ed elettronica (in seguito all’invenzione del telegrafo e, successivamente, della radio e della televisione)."1

La prima e più importante tecnologia della comunicazione che l'uomo ha sviluppato è la scrittura, apparsa intorno alla metà del quarto millennio a.C. nella Mesopotamia abitata all'epoca dai Sumeri. Diversi sistemi di scrittura, in seguito, sono stati inventati autonomamente da altre civiltà, in tempi diversi e in diverse zone del mondo: gli Egizi intorno al 3000 a.C. inventarono il loro sistema di scrittura, i cinesi nel 1500 a.C., i Maya nel 50 d.C., gli Aztechi solo nel 1400 d.C..

Le prime forme di scrittura furono tutte essenzialmente ideografiche, con migliaia di disegnini perché migliaia erano le parole. In linea di massima potremmo dire che le prime forme di scrittura utilizzavano i pittogrammi, cioè disegni che rappresentavano in modo realistico le cose (ad esempio il disegno del sole per indicare il sole). In seguito i pittogrammi sempre più stilizzati si mutarono in ideogrammi (il simbolo viene utilizzato per rappresentare un’idea, i cartelli stradali di oggi ne sono un esempio). Questo sembra indicare la probabile evoluzione da precedenti forme di rappresentazione con figure.

Solo più tardi alcuni dei simboli ideografici furono usati per rappresentare non interi concetti ma le prime sillabe delle parole che esprimevano tali concetti. Fu probabilmente questo il passaggio di mezzo che portò allo sviluppo della scrittura fonetica alfabetica, quella scrittura cioè in cui i simboli rappresentano singoli suoni. I primi esempi di questa nuova forma di scrittura appaiono, sempre nella zona mediorientale, intorno al 1500 a.C.. Furono in particolare i Fenici che con i disegni non rappresentarono più le parole intere ma i suoni, cioè le sillabe e le consonanti che stavano nella parole. Con questa scrittura chiamata sillabario senza vocali, e che è considerata un poco la madre di tutti gli alfabeti del mondo, bastavano pochi semplici segni per comporre tutte le parole (o almeno parecchie) che si voleva. Ma i Greci introdussero i segni per le vocali e completarono l'evoluzione della scrittura intorno all'ottavo secolo a.C.

Gli effetti dell'invenzione della scrittura furono immensi mutando la mente umana più di qualsiasi altra scoperta. Paragonando le società ad oralità diffusa con quelle che utilizzavano la scrittura, Walter Jackson Ong ha illustrato esaurientemente come l'introduzione di quest'ultima abbia profondamente mutato il pensiero delle società interessate dal fenomeno. Il metodo di rappresentare in modo astratto il pensiero, non più con figure, ma con l'alfabeto portò alla nascita del formare concetti per mezzo del ragionamento razionale e del pensare in modo più analitico. Lo stesso studio dell’origine dell’uomo (filosofia) nasce solo in Grecia e solo dopo l’introduzione dell'alfabeto.

1. Baldini Massimo, Storia della comunicazione, Newton & Compton, 2003, p. 9

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